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Potrebbe capitare a chiunque
di voi che ha un computer e una connessione alla
Rete. Un bel giorno, inaspettatamente, ricevete
una bolletta telefonica iperbolica, da centinaia
di euro, e pensate di essere costretti a pagarla,
per non farvi tagliare la linea. Poi spulciate
tra le voci del conto spedito da Telecom Italia
e scoprite che all’importo tanto corrisponde
la dicitura Internet numeri 70x.
In particolare, le numerazioni che iniziano con
709, ossia le "chiamate
verso servizi Internet a tariffazione specifica"
secondo la definizione dell’Autorità
per le garanzie nelle comunicazioni, dove "specifica"
significa elevatissima.
Vi può capitare anche di ricevere un telegramma,
che vi avvisa dell’impennata del conto telefonico
e vi invita a contattare con urgenza il servizio
clienti. In ogni caso il risultato non cambia.
E neppure il motivo della bolletta super pesante.
Il fatto è che, senza saperlo, vi siete
connessi al web non tramite il vostro solito provider,
ma attraverso una società che utilizza
numerazioni telefoniche dalle tariffe costosissime,
dai 2 euro al minuto in su,
e che probabilmente vi ha raggirato commettendo
una vera e propria truffa, come quella che questa
settimana denuncia "Il Salvagente".
Se chiedete una spiegazione a Telecom, unico interlocutore
immediatamente identificabile, può capitare
di sentirvi dire che, per evitare nuovi scherzi
del genere, l’unica soluzione è l’attivazione
di un altro servizio a pagamento, Alice Adsl.
Naturalmente non è così.
Gli spolpa-utente
Dietro alle bollette spolpa-utente si nascondono
i cosiddetti dialer, fenomeno molto diffuso in
Rete, ma noto soltanto agli esperti informatici.
I dialer sono dei software autoinstallanti, capaci
di disconnettere un Pc dal provider con cui di
solito navigate, per poi ricollegarlo alla Rete
attraverso il numero di telefono di un altro costosissimo
provider. Sono riconoscibili dal nome, che termina
con l’estensione ".exe",
funzionano solo con sistemi operativi Microsoft
e vengono quasi sempre scaricati inconsapevolmente
dall’utente che clicca sull’offerta
gratuita di loghi, suonerie, screen-saver o foto
di signorine nude. Il rischio maggiore, però,
lo corre la bolletta perché molti di questi
programmi, una volta attivati, a vostra insaputa
s’inseriscono nella configurazione del computer
come connessione remota predefinita. Da quel momento
in poi, vi costringeranno a navigare ogni volta
a caro prezzo.
Basta fare un giro sul web per accorgersi che
la trappola è disseminata ovunque. I portali
italiani più famosi, come Msn.it,
Libero.it, Lycos.it, Virgilio.it
e Clarence.it, sono
pieni di banner pubblicitari ingannevoli che rimandano
a siti che usano proprio i dialer per offrire
servizi al limite della legalità. L’ignaro
navigatore, attratto dalla possibilità
di spedire un sms animato o rapito dal fascino
di un ventre in movimento, finisce sulle pagine
di società che gestiscono archivi di immagini,
o di contenuti per il telefonino, proprio attraverso
i pericolosissimi software.
In questo modo, pensando di scaricare il servizio
pubblicizzato, con un clic, si avvia il download
di un software come ksuonerie3.exe, presente su
www.loghietelefonini.com, uno dei più famosi
siti italiani di questo genere, e si finisce col
connettersi a Internet al costo di 2,4 euro al
minuto più uno scatto alla risposta di
0,5 euro. Non è detto che alla fine del
collegamento si ottenga il servizio desiderato,
ma è certo che il costo della connessione
finirà sulla bolletta e che, da quel momento
in poi, senza saperlo, ogni navigazione avverrà
con quella tariffa.
Purtroppo Telecom Italia al danno aggiunge la
beffa. La compagnia telefonica che ha venduto
all’Internet provider la numerazione a tariffa,
infatti, non aiuta l’utente a fare chiarezza:
non lo informa adeguatamente sulla possibilità
di bloccare questo tipo di chiamate e, se sollecitata,
offre il servizio di disabilitazione solo a pagamento
(13,63 euro per l’attivazione del blocco,
più 2,17 euro al mese), mentre i numeri
che cominciano con 166, 144 e 899 vengono bloccati
gratuitamente.
Tutelarsi dal raggiro on line non è facile,
perché le offerte sono generalmente rivolte
a un pubblico adolescente e ingenuo, perché
la scritta che consiglia di leggere le istruzioni
prima di accedere al servizio non è ben
visibile, perché la finestrella che riporta
i termini del contratto da sottoscrivere è
sempre molto piccola e scomoda e il linguaggio
utilizzato è volutamente ambiguo. Viste
le premesse, è facile capire come mai siano
così tanti a cadere nel tranello. Ma non
è impossibile uscirne. Basta seguire i
nostri consigli.
Ecco come si dividono i soldi vostri
A dividersi la torta delle connessioni milionarie
sono in molti.
Il primo anello della catena è l’operatore
che fornisce le linee telefoniche, nella maggior
parte dei casi Telecom Italia. All’azienda
di telecomunicazione gli Internet service provider
delegano la fatturazione e l’incasso della
bolletta e pagano l’uso delle infrastrutture.
"Oltre all’affitto delle linee telefoniche,
l’operatore guadagna mediamente il 9 per
cento della cifra pagata dall’utente per
la connessione, mentre tra il 26
e il 28 per
cento va al provider o al centro
servizi che fa da intermediario", spiega
al Salvagente Benedetto Romano dell’Adiconsum.
Secondo Telecom, invece, si arriva sino al 19
per cento. Un affare davvero notevole.
Il resto del denaro finisce nelle tasche delle
società che forniscono servizi on line,
come la vendita di sms animati, suonerie, screensaver
e immagini, attraverso la navigazione a tariffe
maggiorate. Una parte dei loro guadagni naturalmente
serve a foraggiare i produttori dei dialer attraverso
cui vengono offerti i servizi e i siti che li
pubblicizzano. Chi ospita i banner ingannevoli,
infatti, viene pagato per ogni clic.
"Due o tre illeciti
in quei contratti"
Violazione della legge sulla
privacy, pubblicità ingannevole e truffa.
Sono questi gli illeciti ipotizzabili nei confronti
delle società che gestiscono e vendono
ai navigatori i propri servizi attraverso i dialer.
"La pubblicità è ingannevole
quando utilizza un messaggio che non corrisponde
al vero", spiega l’avvocato Alberto
Posani. "Se il banner presente su un sito
Internet dice di offrire un prodotto gratuitamente,
ma poi l’utente deve pagare per ottenerlo,
il meccanismo di comunicazione è scorretto
e ingannevole, anche se il costo da pagare è
indiretto, cioè non immediatamente legato
al prodotto, come per esempio una tariffa di connessione
alla Rete più elevata di quella con cui
si sta già navigando".
Insieme all’avvocato Posani abbiamo analizzato
il disclaimer che loghiesonerie.it propone in
modo poco chiaro al fruitore dei suoi servizi,
cioè il contratto che l’utente più
esperto riesce a scovare e a leggere quando scarica
il dialer ksuonerie3.exe.
"Leggendolo si possono ipotizzare due tipi
di reato: la truffa, cioè la messa in atto
di artifici e raggiri per un ingiusto profitto
e il trattamento illecito dei dati personali",
afferma Posani.
E poi precisa: "Possono esserci gli estremi
di una truffa per un duplice motivo: perché
si afferma che l’utente non deve cambiare
alcuna impostazione di connessione e che alla
chiusura neppure il programma effettuerà
cambiamenti di alcun genere alle connessioni remote
del Pc, cosa che al contrario si verifica provocando
all’utente una spesa non prevista; e perché
qualche riga più in basso, contraddicendo
quanto detto in precedenza, si fa riferimento
alla connessione automatica ‘a un numero
a valore aggiunto’ senza specificare con
chiarezza il costo dell’operazione".
Alla fine, accettando i termini del contratto,
il navigatore autorizza l’uso dei suoi dati
personali, ma il testo non specifica il nome della
società autorizzata, né lo strumento
con cui è possibile revocare il permesso,
violando così la legge 675/96 a tutela
della privacy.
"Se l’utente riceve una bolletta salatissima
a causa di una connessione a Internet che reputa
illegittima non può rifarsi su Telecom
Italia", conclude l’avvocato, "può
ottenere, però, dalla compagnia telefonica
il nome dell’Internet provider approfittatore
e presentare alle autorità giudiziarie
un esposto nei suoi confronti (l’atto non
costa nulla). Inoltre, può intraprendere
un’azione civile: per recuperare i quattrini
se la bolletta è stata pagata, per una
risoluzione contrattuale per dolo, se non ha intenzione
di pagare il conto telefonico".
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